Il Romanico in Brianza tra affreschi e pietre di fiume

Fa ancora troppo freddo, lo so bene, per organizzare escursioni e gite tra i boschi e in montagna, è sempre meglio ripararsi al caldo tra le sale di un museo o di una mostra temporanea, ma oggi voglio lanciarvi una sfida…

Appena la fortuna vi assiste e il meteo si dichiara dalla vostra parte, salite in macchina e lasciatevi incantare da due chiesette sperdute in Brianza, che hanno una storia lunghissima da raccontare.

Quali? Date un’occhiata qui sotto e prendete spunto!

1) Basilica dei SS Pietro e Paolo ad Agliate (MB)

Questa è una di quelle chiese che io definisco: ” a lasagna”, ovvero composte da strati su strati di resti appartenenti a epoche diverse. Edificata a qualche centinaio di metri oltre la sponda del Lambro, vi attende in tutta la sua semplicità la facciata a doppio spiovente arricchita da ciottoli di fiume e tre lunette mosaicate.

Secondo gli storici, la basilica fu fondata nel tardo X secolo sulle fondamenta di un antico tempio pagano dedicato al dio Silvano oppure al dio Nettuno, e venne stravolta totalmente dopo il 1730 in quanto verteva in uno stato disdicevole; giunge poi alle forme attuali a seguito dell’attento restauro dell’architetto Luca Beltrami (celebre per aver “salvato” dalla distruzione il Castello Sforzesco di Milano) che tenta di riportare il tempio cristiano alle sue forme pure romaniche.

Una volta scesi i tre gradini dell’ingresso (che dimostrano l’originario livello del manto stradale), il fedele si trova accolto in un ambiente molto semplice, diviso in tre navate da 7 colonne per parte, alcune dalla storia molto particolare: sono materiali di reimpiego, ovvero provengono da edifici precristiani e pagani di epoca romana, sbozzati e riutilizzati all’interno dell’edificio. Le basi delle stesse colonne sono are romane con incisioni e cippi funebri che ne confermano l’origine romana del nome del borgo: Agliate infatti potrebbe derivare dal termine “alea” che indica un territorio donato ai soldati romani come pegno per i servizi offerti.

Il presbiterio venne rialzato per far posto alla cripta, con lo scopo di contenere le reliquie dei santi apostoli. Nella navata centrale e nell’abside rimangono i resti degli affreschi che un tempo ricoprivano interamente la chiesa romanica: le scene rappresentano storie della vita di Cristo e dell’Antico Testamento dalla foggia bizantineggiante. Altri piccoli lacerti di pittura muraria mostrano importanti simboli paleocristiani (pavone, pesce, colomba) e teste di santi che dovevano trovarsi dipinte entro tondi tra le finestre, oltre ad una mano benedicente che campeggia sulla sommità dell’arco trionfale.

Accanto alla chiesa – e un tempo collegato ad essa – troviamo il battistero a pianta ottagonale: 8 è il numero della rigenerazione secondo Sant’Ambrogio, il cui culto si è diffuso a macchia d’olio in Brianza grazie alla predicazione del Vescovo Ansperto da Biassono, probabile committente della costruzione.

Le pareti interne del battistero erano fittamente decorate da affreschi raffiguranti sia temi salvifici, basti guardare il lacerto con la pesca miracolosa, sia pitture ex voto, come quelle dedicate ai santi Onofrio (a cui si rivolgevano le donne nubili in cerca di marito), Ambrogio e una Deposizione fortemente rovinata.

La basilica di Agliate e l’annesso battistero sono un vero e proprio gioiello romanico,pronto ad accogliere il visitatore curioso di immergersi in un angolo ricco di storia e simboli nascosti (provate a contare le finestre della chiesa: indicano esattamente l’età di Cristo!).

2) San Vincenzo in Galliano a Cantù (CO)

Ci spostiamo un po’ più a nord, nel cuore della Brianza Comasca: su una collina ci sono i resti di un edificio rimaneggiato da Ariberto da Intimiano, che fu arcivescovo di Milano.

Era esponente di una nobile famiglia della zona e commissionó un meraviglioso ciclo di affreschi che copriva tutte le pareti della chiesa.

Di questa meraviglia oggi resta pochissimo, lacerti di affreschi sbiaditi e in alcuni casi praticamente illeggibili.

Perchè andò tutto distrutto?

A metà del XVI secolo il prevosto si spostò nella chiesa di San Paolo a Cantù e l’edificio iniziò ad essere lasciato all’incuria del tempo e dell’uomo. Nel 1801 venne venduto a privati e Andrea Appiani, responsabile delle belle arti, giudicó il complesso di “niun riguardo”.

La basilica venne trasformata in casa colonica con tanto di area adibita a stalla (la navata destra), una bella scala ancorata alla parete sinistra che portava alle camere realizzate al secondo piano e venne distrutta la torre campanaria.

Unica nota di folklore: i proprietari di casa lasciarono aperto un corridoio che permetteva alle donne incinte di andare a rendere grazie alla miracolosa Madonna del Latte nella cripta.

L’edificio ha tutte le caratteristiche della perfetta chiesa romanica: muri spessi, tre navate di cui quella centrale due volte più grande di quelle laterali, cripta e conseguente altissimo presbiterio.

Gli affreschi meglio conservati sono quelli dell’abside, dove un enorme Cristo in gloria vestito alla bizantina si erge al centro della volta, affiancato da due profeti e un gruppo di angeli.

All’estrema sinistra si vede il ritratto di Ariberto da Intimiano ancora vestito da presbitero che offre il modellino della chiesa al Salvatore.(Avete notato che è “ritagliato”? Certo! Perché solo questa porzione di affresco fu restaurata per mano della Pinacoteca Ambrosiana di Milano.)

E nelle navate laterali?

Restano le storie di Margherita, Sansone, Cristoforo (lo vedete che campeggia enorme al centro della scena?) e alcuni lacerti degli episodi della Genesi.

A due passi dalla chiesa, merita una visita anche il battistero, il quale, come tutti gli edifici paleocristiani suoi simili, (questo probabilmente risale al V-VI secolo) era dotato di fonte battesimale ad immersione.

Il battezzando doveva scendere i tre gradini posti ad occidente (rappresentavano le rinunce a Satana, le sue opere e le sue illusioni) per poi risalire tre gradini (la Trinità) ad oriente.

La caratteristica del battistero di Cantù è che le diaconesse prendevano parte ai riti religiosi e battezzavano le donne, coprendole con un velo bianco.

Inoltre, se salite la ripida scaletta che vi porta al matroneo, lì troverete sia un doppio altare, che la presenza di affreschi di donne, alcune con candele, a confermare il doppio uso del battistero: sia maschile che femminile.

Cos’altro aspettate?

Salite in macchina e godetevi la bellezza di queste pietre parlanti. Oppure, se preferite, vi aspetto per visitarle insieme!


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CHIARA ANNA DELMIGLIO
Sono Chiara Anna Delmiglio, guida turistica abilitata per la Provincia di Monza e della Brianza. Svolgo la mia professione di guida turistica con passione, accompagnando turisti e curiosi alla scoperta di luoghi poco conosciuti, musei cittadini, parchi di arte contemporanea e aree archeologiche sperdute tra le montagne.
La mia passione per l’arte mi ha portato a progettare attività didattiche e laboratori artistici per bambini, sviluppando progetti e percorsi per scolaresche di ogni ordine e grado.
Se volete stare al passo con le mostre del momento, visitare chiesette sperdute ricche di storia o avvicinare i vostri bimbi all’arte, vi aspetto in Lombardia!

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