La Fata Elettricità, una Musa di Raoul Dufy a Parigi

La Fée Electricité, dipinta dal pittore francese Raoul Dufy, è l’opera che incarna al meglio lo spirito della Ville Lumière. È un’ode alla grande invenzione dell’elettricità, e a tutti quei personaggi che sin dall’antichità hanno contribuito alla sua straordinaria scoperta. Direzione il museo d’arte moderna di Parigi (MAM), per scoprire un’opera ancora troppo poco conosciuta dal grande pubblico.

Raoul Dufy, un pittore della vita moderna

Nella seconda metà del 19° secolo Parigi è diventata la capitale dell’arte. Artisti provenienti da tutti i Paesi sono attirati dallo spirito d’avanguardia della capitale.

Raoul Dufy (1877-1953), pittore originario di Le Havre, si trasferisce nel 1899 a Parigi per frequentare l’Accademia di Belle arti. Scoprendo gli artisti Fauves al Salon d’Automne del 1905, la sua tavolozza diventa più brillante, il tocco più libero e le forme più stilizzate. E durante il suo soggiorno nel sud della Francia Raoul Dufy è colpito dallo stile geometrico di Paul Cézanne, e dai suoi colori saturi e densi.

Ma è a partire dal 1920 che l’artista sviluppa lo stile gioioso, festivo, che lo caratterizza e che lo ha reso celebre. Uno stile fatto di linee agili, decori ad arabeschi, colori brillanti, sottolineati da linee nere.  I suoi soggetti sono gioiosi: marine, regate, spiagge. E Parigi, la sua grande musa. Con il quadro La jetée-promenade à Nice (in foto qui sotto), dipinto tra il 1924 e il 1926, nasce il suo caratteristico stile che lo ha reso celebre, e che utilizzerà anche dieci anni dopo per dipingere il suo grande capolavoro: la Fée éléctricité. La Fata elettricità.

La fata elettricità, una grande opera per un grande evento

Nel 1937, a Parigi, si tiene la grande Expo universale che vede riuniti più di 720 artisti tra pittori, scultori e decoratori. Raoul Dufy, che all’epoca ha 61 anni ed è già conosciuto, viene incaricato dalla Compagnia dell’Elettricità di Parigi di decorare il Pavillon de la Lumière. Dufy ha solo 11 mesi per realizzare l’opera e prepara un enorme dipinto di 600 m², dell’altezza di 10 m e per una lunghezza di 60 m; un grande panorama storico che celebra l’invenzione dell’elettricità. Il Pavillon de la Lumière, che doveva accogliere il dipinto, si trovava all’estremità degli Champs de Mars, ed era di forma semicircolare. Il quadro doveva sposare perfettamente le forme dell’edificio. Non fu l’artista a intitolarlo la Fée Electricité, ma il critico d’arte Bernard Dorival nel 1954. Negli anni ’60 l’opera fu offerta al museo d’arte moderna di Parigi (MAM), dove ancora oggi possiamo ammirarla.

Come in un grande panorama storico

L’opera è divisa in due zone: in alto dei paesaggi che ripercorrono la storia dell’umanità, a partire dalle foreste primarie, fino alla vita delle città moderne. In basso, le figure di 108 personaggi tra sapienti, inventori, ingegneri, che hanno partecipato all’invenzione dell’elettricità, su un periodo di 2500 anni. Si parte a destra da Talete (625-546 a.C.) che scopre l’elettrostatica (ed è il personaggio più antico del quadro), fino ad arrivare all’estrema sinistra a Thomas Edison (1847-1931), inventore della lampada a incandescenza. 

            

Tutto questo ‘tempo dell’umanità’ si svolge in un solo giorno, a cominciare dall’alba, con i colori chiari e caldi giallo/rosso del giorno, fino a giungere alla sera, con i colori scuri e freddi blu/viola della notte; uno spazio ritmato dalle grandi invenzioni dell’umanità, ma soprattutto dai colori.

Un’ode alla vita e al progresso

Osservando la Fata elettricità si viene immersi in un grande spazio dipinto, che inizia a destra con la rappresentazione della foresta primaria e i fenomeni naturali – il sole, il temporale – che regolano la natura, e soprattutto il fulmine, che è la vittoria della luce sull’oscurità.

Si passa poi alla vita bucolica della campagna dove l’uomo vive in armonia con la natura.

In una grande macchia di colore rosso, Dufy, rappresenta i primi simboli dell’era industriale, come i serbatoi idrici (l’acqua come l’elettricità migliorano il quotidiano), il treno e la ferrovia. Sul quadro ci rappresenta la Gare Saint-Lazare di Parigi, che è un chiaro omaggio al dipinto di Claude Monet.

Al centro, di fronte allo spettatore, rappresentati a fregio, gli dei dell’Olimpo, posti sopra un’enorme centrale elettrica. A metà altezza tra l’Olimpo (il mondo degli dei) e una centrale elettrica (mondo degli uomini) vi è la rappresentazione del lampo: il simbolo di Zeus, ma anche della forza elettrica domata dagli uomini.

In basso, di fianco alla centrale, un ometto blu. È vestito con una tuta da lavoro. Nei disegni preparatori del quadro, in questo punto, Dufy aveva posto la sua firma. Si tratta forse dell’autoritratto dell’artista, della sua firma? Se guardiamo verso destra, notiamo che questo ometto è osservato attentamente da un personaggio, Johann Wolfgang Goethe. È qui rappresentato in omaggio al suo Trattato dei colori. Goethe guarda verso l’ometto blu, che, come un maestro d’orchestra, dirige il funzionamento della grande centrale.

Si continua la deambulazione verso la sinistra dove incontriamo il mondo industriale, con le industrie siderurgiche e i cantieri navali. Nel dipinto riconosciamo le Normandie, un transatlantico che era il fiore all’occhiello dell’industria navale francese. Questa nave, in servizio dal 1935, è rappresentata in molti manifesti e immagini dell’epoca.

L’invenzione dell’elettricità fa nascere nuovi tipi di divertimenti e distrazioni nelle città, come i neon e le insegne dei cinema, le sale da ballo illuminate con grandi lampade. Un chiaro riferimento alla Ville Lumière, uno dei soprannomi di Parigi. Mentre allo spettacolo della luce segue quello del suono, e la possibilità di ritrasmettere via radio i concerti. Celebrazione della luce quindi, ma anche della musica. Per questo Dufy ci rappresenta un’orchestra che sta suonando.

Questo ‘affresco’ fatto di mitologia, allegorie, eventi storici e grandi scoperte, si conclude con la rappresentazione di Iris, messaggera degli dèi: la Fata elettricità. È rappresentata mentre strappa il mondo alle tenebre, portando la luce al suo passaggio, ed è vestita con un abito bianco che è un fascio di luce. Al suo passaggio, illumina una cinquantina di capitali, da Tokyo a Washington. Alcune città sono già in piena luce, altre sono ancora immerse nel buio.

Iris messaggera degli dèi e della luce

La Fata Elettricità vs Guernica

La grande Expo universale del 1937 è stata organizzata in un contesto di grandi tensioni internazionali. L’Europa vive una grande crisi economica e sociale, cominciata col Wall Street Crash del 1929. Questa grande esposizione vuole essere un inno alla pace e al progresso. La Fata elettricità di Raoul Dufy incarna queste idee di speranza e d’ottimismo, attraverso i suoi colori brillanti e un cieco ottimismo verso il progresso tecnico e l’avvenire.

Nella stessa Expo universale, al Paviglione spagnolo, Pablo Picasso espone Guernica. Un quadro che rappresenta il massacro degli abitanti di un villaggio dei Paesi Baschi spagnoli, a seguito del bombardamento aereo delle milizie tedesche e italiane.

Nella stessa esposizione potevamo ammirare quindi due opere diametralmente opposte.

La Fata elettricità di Raoul Dufy, un inno alla gioia, alla vita, al progresso, alla fiducia nell’umanità e nel futuro.

Guernica di Pablo Picasso, la denuncia di un’umanità che sta andando alla deriva, verso la perdita dei valori, verso la distruzione.

Due grandi opere: una che celebra la vita, l’altra che piange la morte.

Gernica di Pablo Picasso

Siamo all’alba della Seconda guerra mondiale, il mondo si tinge inesorabilmente dei toni grigio-nero di Guernica, che diventa un quadro premonitore degli anni a venire, ma anche un grande simbolo di pace e di libertà.

Ben presto un pesante sipario si abbassa sulla Fata Elettricità e sui suoi colori brillanti.

Ma è giunto il momento di riscoprire quest’opera, vero inno alla gioia e al progresso.

Lo si può ammirare al museo d’arte moderna di Parigi (MAM): vi aspetto per visitarlo insieme!


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STEFANIA MONACO
Mi chiamo Stefania, sono emiliana e vivo a Parigi da più di vent’anni. Dopo essermi laureata in Lettere moderne all’università di Bologna, ho scelto la capitale francese per proseguire i miei studi in museologia e storia dell’arte. Il mio lavoro di guida turistica mi porta da anni a percorrere i luoghi più emblematici di Parigi e della sua regione. Amo particolarmente far scoprire ai visitatori le collezioni del Louvre e del museo d’Orsay, ma anche accompagnarli nei quartieri più caratteristici – il Marais, Saint-Germain-des-Prés, Montmartre – girovagando tra le strade e i vicoli, per riviverne la storia o ammirare semplicemente lo scorrere della vita quotidiana. Non c’è quartiere della città che non custodisca il ricordo dell’artista o dello scrittore che lo ha abitato. La bellezza e l’arte qui sono onnipresenti: a Parigi anche i cioccolatai si trasformano in scultori, creando vere e proprie opere d’arte!