Cosa fare e visitare sul Monte Conero

Il monte dei corbezzoli, e non solo…

Benvenuti sul Monte Conero, il monte dei corbezzoli, che sorge imponente al centro della regione Marche, con i suoi 576 mt d’altitudine, a picco sul mare Adriatico, nel cuore dell’omonimo Parco.

Vista dal Monte Conero

Con i suoi oltre 5 milioni di anni e la sua cupola asimmetrica, il Monte Conero ricorda una balena che fuoriesce dalle onde per prendere ossigeno. Il suo territorio, con 6.000 ettari protetti (tra Ancona e la foce del fiume Musone, prima di Porto Recanati), è caratterizzato dalla macchia Mediterranea.

Tra le piante più note, qui vi sono allori, querce, gli alti e antichi lecci e ovviamente il corbezzolo, il cui toponimo deriva dal termine greco “Komaros”, che dà il nome allo stesso monte.  Infine, a colorare il monte di giallo, nei mesi di maggio e giugno, rendendolo particolarmente bello e romantico, ci pensano le ginestre, cantate anche dal grande Giacomo Leopardi, e divenute fonte d’ispirazione per poeti ed artisti.

Per quanto riguarda invece la fauna locale, sul Monte Conero potrete incontrare lepri, cinghiali, tassi, puzzole, ricci, il lupo degli appennini, e soprattutto una gran quantità di uccelli. Tra questi, vi sono sia specie migratorie, come le cicogne bianche, gli aironi cinerini e rossi, le gru, sia specie stanziali, come rondoni, usignoli, upupe, cormorani e i re delle spiagge, i gabbiani, ma soprattutto, i falchi pellegrini, che nidificano nelle pareti calcaree del monte.

Monte Conero

Infine da non dimenticare la gran quantità di farfalle, dai colori più svariati, tenui o cangianti, che svolazzano in primavera e in estate in tutto il territorio del Conero e fra tutte ricordiamo quella chiamata “Ninfa del Corbezzolo”, la cui larva si nutre delle foglie della pianta e del succo zuccherino del frutto.

Oltre all’aspetto naturalistico e alla sua importanza geologica, il Monte Conero è rilevante anche dal punto di vista storico-archeologico.

Le più antiche testimonianze della presenza dell’uomo nella regione Marche, risalenti al paleolitico infatti, sono state ritrovate proprio in questo territorio.

Muovendoci nel tempo e nei periodi storici, arriviamo a circa 10.000 anni fa e troviamo un altro importante reperto della presenza dell’uomo in antichità da queste parti: le incisioni rupestri del Conero.

Si tratta delle più antiche raffigurazioni preistoriche nel territorio marchigiano e sono delle incisioni su una grande lastra di pietra calcarea affiorante dal terreno.

Secondo alcuni esperti si tratterebbe di una mappa stellare, secondo altri di un altare di culto, oppure di una modalità per raccogliere l’acqua piovana.

Altre testimonianze della frequentazione dell’uomo dall’antichità nel territorio del Monte Conero, ce le abbiamo anche grazie alle numerose grotte, naturali o artificiali, che si incontrano in varie parti del nostro monte; spesso erano state scavate per l’estrazione della pietra calcarea o come serbatoi per il trasporto dell’acqua.

Ne citiamo alcune: le grotte romane conosciute anche con altri e vari nomi, come quella dei Pipistrelli, dei Partigiani, dell’Abate, poi il romitorio di San Benedetto che faceva parte di un antico scomparso monastero.

Tra le grotte più conosciute e enigmatiche sicuramente da sottolineare è quella chiamata “Buco del Diavolo o Buco della Paura”, alla quale, anche a causa della sua architettura labirintica, sono collegate storie e leggende.

Si narra ad esempio, che dopo aver percorso tutti i suoi cunicoli, si arriva in una grande sala dove all’interno di una gabbia in ferro, vive una chioccia d’oro con i suoi pulcini, anch’essi d’oro… me nessuno riesce ad impadronirsene diventando ricchissimo, perché a fare la guardia alla stanza ci sono le anime degli antichi schiavi romani.

Oltre alle grotte e alle leggende ad esse legate, vi sono alcuni punti tra i boschi del monte, in cui si narra della frequentazione delle streghe; ancora oggi se passeggiando il venerdì sera, tra i vari sentieri ci si imbatte in gatte nere, gazze e cornacchie allora si sono incontrate le streghe!

Oltre alle leggende, alla magia che da tempi remoti sono legate al nostro monte, il luogo, grazie alla sua posizione e alla sua bellezza, è stato scelto nei secoli passati, da eremiti, monaci, peccatori alla ricerca di pace, silenzio, spiritualità e redenzione.

All’inizio dell’anno 1000, vi sorgevano infatti 2 abbazie di cui solo una oggi è ancora esistente: quella di cui rimane la bella chiesetta di San Pietro e dai cui ruderi è stato ricavato un prestigioso Hotel; dell’altra, che si trovava in posizione più bassa, nulla è rimasto.

Vi si erano insediati i monaci benedettini prima, i camaldolesi poi, ed entrambi gli ordini vissero serenamente, pregando, lavorando il terreno circostante e contemplando la natura che li circondava, fino all’epoca delle soppressioni nel 1860.

Due parole merita sicuramente la chiesetta di San Pietro, risalente al medioevo ma rifatta nella facciata e nel tetto, dopo i danni provocati da un incendio che avvenne a metà 1500.

La Chiesetta San Pietro al Conero sul Monte Conero

Senza dubbio, sono i capitelli delle colonne sia all’interno, che nella cripta e nei portali di entrata, a suscitare interesse e meraviglia!

Oltre ai  motivi vegetali (fiori, foglie d’acanto, palme) sono scolpiti con varie figure mostruose e terrificanti come serpenti, draghi, animali che si mordono le code reciprocamente, oppure decorati con sirene ed infine ve ne sono 2 particolarmente interessanti, nella cripta : uno con un asino a terra aggredito da 2 serpenti (perdita della morale, vittoria del peccato) e l’altro con l’asino, che all’epoca era un animale indispensabile all’uomo e mai visto in senso dispregiativo, con i serpenti sotto le sue zampe (vittoria del bene, della virtù).

Passiamo ora a parlare della pianta regina del monte Conero: il corbezzolo!

Oltre ad aver dato il nome al monte e dagli anni ’80, al primo parco regionale delle Marche, c’è da sapere che è stato importantissimo per le popolazioni, nel corso dei secoli.

Infatti il suo piccolo frutto rosso, che matura nei mesi autunnali, nei periodi di carestia, ha aiutato a sfamare le popolazioni e ciò è testimoniato anche dal suo nome scientifico “arbustus unedo”: ne mangio uno e basta, perché molto energetico!

Ricordiamo anche che nel territorio del Monte Conero in passato, la frutta abbondante del corbezzolo, veniva raccolta e venduta nei mercati delle vicine Loreto, Porto Recanati, Castelfidardo e Osimo, per essere poi consumata come dessert, cosparsa con un po’ di zucchero e con qualche goccia di vino liquoroso.

Sia i frutti che le foglie venivano anche preparati a mo’ di decotto per coadiuvare piccoli problemi di salute.

Infine con il frutto, si preparava anche un liquore leggermente alcolico ma difficile da conservare specialmente in estate.

Oggi ancora si producono miele e marmellate di corbezzolo, in Corsica anche un liquore chiamato “l’Arbousier”.

La mitologia ci narra invece che Diana, la sorella di Apollo, utilizzava i rametti della pianta per curare i bambini ammalati e stregati e ancora oggi, per tenere lontane le forze negative dalle abitazioni, più probabilmente per la sua bellezza e il suo valore ornamentale, il corbezzolo è spesso piantato nei giardini delle case.

Un’ultima curiosità: durante il periodo risorgimentale divenne simbolo dell’unità italiana, infatti i suoi colori sono il verde delle foglie, il bianco dei fiori e il rosso del frutto!

Non resta che venire e scoprire la magia del Monte Conero e assaggiare il delizioso frutto del corbezzolo! Vi aspetto!


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CRISTINA FABBRETTI
Ciao, mi chiamo Cristina, lavoro nel turismo da 30 anni e dopo aver viaggiato qua e là per il mondo, per lavoro, sono tornata nelle Marche, nel mio paese, in collina, decisa a restare e far conoscere agli altri le meraviglie di questa discreta terra. 
“L’Italia in una regione”. così la definiva Guido Piovene nel suo libro “Viaggio in Italia” e non si sbagliava, infatti in pochi km di territorio troviamo di tutto: dalla costa con il suo mare e le sue spiagge di sabbia o le baie rocciose del Conero, alle affascinanti montagne dell’Appennino Umbro-Marchigiano, ricche di tradizioni e leggende, alle dolci colline con le “città balcone”, da cui godere di panorami mozzafiato! Poi ci sono le città, ricche di arte, di storia, le chiese, quelle discrete e affascinanti romaniche, le abbazie nascoste, gli importanti santuari, come quello di Loreto, i parchi archeologici, i parchi naturali protetti, i piccoli incantevoli paesini e i borghi di collina e a completare e deliziare il tutto, l’ottimo cibo tipico di questa terra e i vini bianchi (in primis il Verdicchio) e rossi, prodotti nelle colline, a darci un po’ d’allegria.
Premesso tutto ciò, svolgo con passione il mio lavoro di guida turistica, anche in lingua francese, da 20 anni, da Ancona, a Loreto e Recanati, Jesi, Fabriano, Arcevia, Corinaldo, Numana, Sirolo, e tutto il territorio della provincia di Ancona, compresi i musei o le raccolte d’arte sparse nel territorio un po’ ovunque. Collaboro anche con i Traghettatori del Conero e in estate potrete approfittare di un’escursione in barca per ammirare dal mare, delle bellezze della riviera del Conero. Infine, da alcuni anni, sono anche istruttore guida in italiano, alle Grotte di Frasassi, tra i complessi ipogei più belli al mondo.

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