Finestra sull’Arte – La Pala Brera di Piero della Francesca

Il culmine di un’opera complessa

La Pala Brera di Piero della Francesca
Sacra Conversazione, 1472-1474, tempera ed olio su tavola, 248 x 170 cm, Pinacoteca di Brera, Milano

Il dipinto della Pala Brera di Piero della Francesca si trovava sull’altare maggiore della chiesa francescana di San Bernardino a Urbino, chiesa-mausoleo dei duchi di Urbino, capolavoro di Francesco e Giorgio Martini, eretta intorno al 1483. La monumentale opera, tra le più importanti del Rinascimento italiano, venne trasferita alla Pinacoteca di Brera nel 1811 nell’ambito delle requisizioni dei beni ecclesiastici ordinate da Napoleone.

Esso venne realizzato tra il 1472, anno di nascita di Guidobaldo, unico erede di Federico da Montefeltro, e l’autunno del 1474.

Raffigurante la Madonna e il Bambino in trono tra quattro angeli e i santi Giovanni Battista, Bernardino, Gerolamo, Francesco, Pietro Martire, Andrea, la Pala Brera di Piero della Francesca è l’ultima opera nota di Piero della Francesca, punto di arrivo della sua eccezionale evoluzione artistica.

Nella sua apparente naturalezza, l’opera è in realtà studiatissima e portatrice di molteplici significati, dall’impostazione architettonica al variare della luce, dalla scelta dei colori e dei personaggi. Il Bambino addormentato sulle ginocchia celebra la nascita di Guidobaldo, ma anche il sacrificio di Cristo, prefigurato dalla posa che rammenta quella della Pietà. 

La Vergine, inserita nel presbiterio di un edificio sacro, è simbolo della Chiesa universale, ma allude anche a Battista Sforza, la moglie di Federico, morta cinque mesi dopo il parto, e che, assente nel quadro, avrebbe dovuto trovarsi proprio ai piedi del suo santo omonimo, il Battista.

Federico inginocchiato in armi è il condottiero vittorioso che ringrazia per la conquista di Volterra (1472), ma è anche il peccatore che, come rammenta l’elmo ammaccato, perse un occhio durante un torneo: è infine il principe giusto che ha deposto il bastone del comando ai piedi di Maria per suggellare la legittimità del proprio potere. Tale sottile trama di rimandi culmina nell’uovo di struzzo sospeso alla conchiglia dell’abside, simbolo di nascita, di resurrezione, della verginità della Madonna (nella leggenda l’uovo di struzzo si schiude grazie alla luce e al calore del sole), nonchè allusivo a uno degli emblemi araldici di Federico, lo struzzo. 

Non vengono meno nella Pala Brera di Piero della Francesca le istanze geometrizzanti, il gioco delle analogie formali e coloristiche tra elementi diversi, l’impassibilità dei personaggi, tipici dell’arte di Piero. Lo stesso vale per la sapienza prospettica con cui l’artista orchestra il grandioso fondale classico con la volta a botte decorata da lacunari, la conchiglia nella calotta absidale, i gradoni e le policrome specchiature marmoree, memori degli esempi albertiani delle antiche architetture romane.

L’aspetto più stupefacente è però costruito dalla ricerca luministica, che tocca vertici di virtuosismo fiammingo. Non a caso a un artista fiammingo, Pedro Berruguete, spetta il completamento della pala, riconoscibile in alcune parti ad olio, come le mani del conte colte in preghiera.

Particolare della Pala Brera di Piero della Francesca
Particolare, l’abside
Particolare della Pala Brera di Piero della Francesca
Particolare, il duca Federico da Montefeltro

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Alice Brivio
Una prima laurea in Scienze dei Beni culturali e una specializzazione in Storia e critica dell’arte. Convinta aspirante insegnante, milanese di nascita, amante di tutto ciò che è artistico!
La rubrica “Finestre sull’arte” nasce per raccontare e condividere con voi ciò che conosco su opere, artisti e correnti artistiche, raccontandole in brevi articoli di pochi minuti, come se fossero delle vere e proprie pillole da assumere una volta al giorno. Perciò, se siete interessati ad approfondire la vostra conoscenza su questi temi, date un’occhiata ai miei articoli sul blog!