I teatri di Napoli – Il Teatro San Ferdinando

Il teatro di Eduardo De Filippo

Per raggiungere il teatro San Ferdinando, venendo da via Duomo, bisogna percorrere via Foria in direzione dell’Orto Botanico, una passeggiata che fiancheggia antichi palazzi che nascondono al loro interno splendidi cortili e giardini. Dopo aver superato la Caserma Garibaldi, bisogna girare a destra su via Giuseppe Antonio Pasquale, in fondo alla quale ci apparirà  il teatro, riconoscibile tra l’altro per i ritratti di Eduardo De Filippo realizzati sulle saracinesche dall’artista Jorit Agoch in occasione dei 30 anni della scomparsa del grande drammaturgo.

Il teatro rientrava tra le nuove realizzazioni di teatri pubblici promossi durante il regno di Ferdinando IV di Borbone.

La scelta di realizzare Il San Ferdinando oltre i limiti delle mura della città deriva dal considerevole incremento dell’espansione dei borghi nella seconda metà del ‘700. La collocazione dell’edificio extra moenia ma in posizione strategica rispetto a via Foria, al borgo di Sant’Antonio Abbate e alla Strada di Pontenuovo, lo proponeva come polo di attrazione per i borghi orientali suburbani soggetti ad un’ampia crescita demografica.

Al di là della scelta del sito, il consenso riscontrato dal teatro nella storiografia va accreditato alla sue elevate qualità architettoniche.

A seguito dei bombardamenti del 1943 il teatro fu distrutto, e per la sua descrizione bisogna rifarsi a diverse fonti, tra queste, quelle di Pietro Napoli-Signorelli che poneva l’enfasi sull’inedito impianto ellittico. Corsi, invece, considera l’auditorium del San Ferdinando, secondo solo al Teatro San Carlo per l’eleganza e il disegno della curva.

A realizzare il progetto fu chiamato l’architetto Camillo Lionti e la spesa per realizzarlo fu di circa 39000 ducati. Per inaugurare il teatro fu data un’opera di Domenico Cimarosa, e per lungo tempo il teatro fu prestigiosa meta delle serate dei nobili napoletani.

Dopo la guerra, quelle macerie cariche di storia e di passione le comprò Eduardo De Filippo.

I lavori di abbattimento di quei ruderi e quelli di ricostruzione durarono fino al 22 gennaio del 1954, quando Eduardo presentò al suo pubblico “Palummella zompa e vola” di Antonio Petito.

Fu finalmente il teatro di Eduardo: un teatro tra i più belli e moderni della città. Un accogliente ridotto, capace di ospitare mostre, dibattiti e soprattutto di accogliere un numeroso pubblico prima e dopo lo spettacolo è disposto su tre livelli raccordati da una doppia scala di marmo.

Quattro scalinate portano alla sala, una platea molto accogliente, in leggero declivio verso il palcoscenico, come per un abbraccio che leghi pubblico ed attori, sopra una fila di palchetti che invece dell’abituale numerazione hanno i nomi di personaggi del teatro napoletano, Stella, Cammarano, Petito, Trinchera, più in alto la balconata.

In compagnia con Eduardo e, naturalmente Titina, c’erano attori come Luisa Conte, Tina Pica, Amedeo Girard, Ugo D’Alessio, Pietro Carloni, Gennarino Palumbo, Thea Prandi, Nino Veglia.

Il Teatro San Ferdinando, assieme al Mercadante, oggi è gestito da Teatri di Napoli-Teatro Nazionale.

All’interno del San Ferdinando è possibile visitare il camerino di Eduardo De Filippo; il percorso di visita prosegue all’interno del foyer in cui è ospitata l’esposizione permanente dedicata all’Attore Napoletano. Un vero e proprio museo, allestito e curato da Giulio Baffi, che racconta la storia del teatro dal café-chantant all’avanspettacolo, dalla sceneggiata alla commedia fino al teatro sperimentale d’avanguardia attraverso 400 cimeli.

Teatro San Ferdinando

Vi aspetto per scoprire insieme le bellezze di Napoli e dintorni!


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Arcangelo Pisano, Guida Turistica Regione Campania
Flegreo di nascita e napoletano per identità culturale, ho maturato un’ esperienza decennale nell’accompagnamento di singoli e gruppi alla scoperta dei tesori del territorio campano. La passione per il trekking urbano e quello naturalistico mi permette di offrire servizi di guida che spaziano a 360 gradi su quella che è l’offerta culturale del territorio, con particolare attenzione all’ artigianato e all’enogastronomia. Svolgo da diversi anni laboratori di teatro e scrivo articoli per magazine che si occupano di turismo.

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