Valle d’Aosta: uno scrigno da scoprire – Il Forte di Bard (AO)

La Fortezza della cultura

Il Forte di Bard si erge maestoso su una rocca che domina la bassa Valle e, data la posizione strategica per il controllo dei transiti, rappresenta uno dei migliori esempi di fortezza di sbarramento di primo Ottocento. La prima citazione di un insediamento fortificato risale al 1034: esso apparteneva al visconte di Aosta Boso, i cui discendenti mantennero la signoria di Bard fino alla prima metà del XIII secolo.

Forte di Bard – Foto di Enrico Pescantini

Espugnato nel 1242 da Amedeo IV di Savoia, passò direttamente sotto il dominio sabaudo e nel 1661 il duca Carlo Emanuele II fece smantellare le piazzeforti di Verrès e Montjovet trasferendo tutta l’artiglieria a Bard, che da allora divenne il presidio delle forze del Ducato di Savoia in Valle d’Aosta.

L’episodio militare più celebre che coinvolse il Forte fu senza dubbio l’assedio del 1800: all’alba del 14 maggio i 40.000 uomini dell’Armée de réserve di Napoleone Bonaparte, guidati dal generale Berthier, valicarono il Gran San Bernardo per sorprendere l’esercito austro-piemontese che occupava la pianura padana. Ad attenderli a Bard vi erano però le truppe austriache in agguato!

Il 25 maggio Napoleone, giunto a Verrès ospite della Prevostura di Saint-Gilles, pianificò la strategia per aggirare l’ostacolo: il 21 e il 22 maggio venne assalita la porta occidentale del borgo e dalla fortezza partirono i colpi di cannone (che ancora oggi si possono notare sulle pareti di Casa Nicole), ma il capitano Stockard von Bernkopf, a comando del Forte, non si accorse che, nel frattempo, parte della cavalleria e della fanteria francese era risalita sulle alture alla destra orografica verso il Colle della Cou per poi scendere indisturbata verso Albard e Donnas.

Il 25 e il 26 maggio venne sferrato un nuovo attacco durante la notte e, grazie allo stratagemma del fieno cosparso sul selciato e le ruote coperte di stracci per attutire il rumore dell’artiglieria, gran parte dell’esercito napoleonico riuscì a ghermire il Forte: il capitano firmò la resa il 1° giugno 1800, ottenendo comunque l’onore delle armi. Di ritorno dalla battaglia di Marengo, Napoleone non dimenticò quella fastidiosa resistenza che gli fece perdere ben 16 giorni, così fece radere al suolo il “vilain castel de Bard” onde evitare problemi in futuro.

Nel 2019 ho potuto ammirare al Louvre di Abu Dhabi la tela di Jacques-Louis David, “Bonaparte valica il Gran San Bernardo” (1800-1803) in memoria della colossale traversata delle Alpi.

Al Louvre di Abu Dhabi davanti al quadro di Jacques-Louis David, Bonaparte valica il Gran San Bernardo, 1800-1803

Fu Carlo Felice a promuovere il rifacimento del Forte nel 1827, affidando il progetto d’avanguardia all’ingegnere militare Francesco Antonio Olivero, ufficiale del Corpo Reale del Genio. La nuova piazzaforte, ultimata nel 1838, era costituita da 3 principali corpi di fabbrica disposti su diversi livelli, tra i 400 e i 467 metri: l’Opera Ferdinando in basso, l’Opera Vittorio nella zona mediana e l’Opera Carlo Alberto in alto.

Questo sistema a strutture autonome era in grado di garantire la reciproca difesa in caso di un attacco nemico: i 283 locali potevano ospitare fino a 416 uomini (il doppio con sistemazione paglia a terra), i magazzini potevano contenere munizioni e provviste sufficienti per 3 mesi e l’armamento contava una cinquantina di bocche da fuoco. Alla fine dell’Ottocento cominciò il declino e venne dapprima utilizzato come bagno penale per poi essere destinato a deposito di munizioni. Dismesso nel 1975 dal demanio militare, venne acquisito dalla Regione Autonoma Valle d’Aosta nel 1990.

Da diversi anni (Covid permettendo) la manifestazione “Napoleonica” rievoca l’assedio al Forte di Bard, permettendo così di ricostruire e rivivere quei momenti di battaglia durante la Seconda Campagna d’Italia grazie agli oltre 100 figuranti che, con abiti dell’epoca, cannoni, armi e cavalli, riescono ad offrire un’esperienza unica ed immersiva al pubblico.

Personaggi illustri di passaggio

Il più celebre fu senz’altro Napoleone che con il suo passaggio nel 1800 segnò le sorti del Forte: anche Henry Beyle, più noto sotto lo pseudonimo di Stendhal, che all’epoca aveva solo 17 anni, prese parte all’assalto nell’Armée de Reserve. Nel romanzo autobiografico “La vie de Henry Brulard” ricorda i giorni avventurosi al seguito del condottiero francese, descrivendo la battaglia che si svolse ai piedi del Forte, per lui un vero e proprio battesimo del fuoco: “…la canonnade de Bard faisait un tapage effrayant; c’était le sublime, un peu trop voisin pourtant du danger. L’âme, au lieu de jouir purement, était encore un peu occupée à se tenir… C’était pour la première fois que je trouvais cette sensation si renouvelée depuis: me trouver entre les colonnes d’une armée de Napoléon”.

Nel 1831 un altro personaggio illustre fece notare la sua presenza nel piccolo borgo di Bard: Carlo Felice di Savoia affidò infatti la supervisione dei lavori di ricostruzione del Forte al giovane Camillo Benso Conte di Cavour, che purtroppo visse quest’esperienza come una punizione, una “prigione morale” che lui stesso definì un esilio. La forzata inattività e lo stato di isolamento portarono lo statista ad abbandonare la carriera militare a favore di quella politica. L’epigrafe a lui dedicata nei pressi di Donnas, dove era solito passeggiare, recita:

Italiano sosta!
CAMILLO BENSO DI CAVOUR
MDCXXXI-XXXII
Tenente del Genio
QUI
Sognando la Patria una e libera
Trascorse ore calme e soavi.
A culto del Grande.
Donnas MDCCCXXXIII

Al Forte di Bard ci possono anche incontrare i supereroi! Nel 2014, infatti, la fortezza è stata scelta dalla Marvel per ospitare alcune scene del film Avengers: Age of Ultron, ci avevate fatto caso? Alcune scene sono state girate anche ad Aosta, Verrès e Pont-Saint-Martin.

Musei e mostre temporanee

Il complesso del Forte di Bard è il nuovo polo culturale delle Alpi Occidentali: l’Opera Ferdinando ospita il Museo delle Fortificazioni e delle Frontiere, mentre i locali dell’Opera Mortai e dell’attigua Polveriera sono destinati ai laboratori didattici e alle mostre temporanee.

L’Opera Vittorio ospita Le Alpi dei Ragazzi, un percorso di avvicinamento all’alpinismo interamente dedicato ai più giovani; al culmine del rilievo, l’imponente Opera Carlo Alberto racchiude al suo interno la quadrangolare Piazza d’Armi: al primo piano vi è il Museo delle Alpi, mentre al pianterreno si affacciano gli spazi dedicati alle mostre temporanee e lo spazio Vallée Culture. Si possono visitare anche le Scuderie e le Prigioni, 24 anguste celle di detenzione dove venivano rinchiusi i prigionieri in soli 1,3 x 2 metri.

Tra le esposizioni più apprezzate vi è sicuramente Wildlife Photographer of the Year che ogni anno ospita le migliori immagini selezionate tra migliaia di scatti provenienti da fotografi di tutto il mondo. La sommità della rocca è facilmente raggiungibile grazie ad avveniristici ascensori panoramici che dal borgo consentono l’accesso alle varie Opere. È anche possibile pernottare all’interno del Forte dormendo nelle esclusive 11 stanze dell’Hotel Cavour et des Officiers.

L’ascensore panoramico

Antonio Ligabue conquista il Forte di Bard

Fino a domenica 30 gennaio 2022 il Forte di Bard ospita una grande mostra antologica in onore di Antonio Ligabue, curata da Sandro Parmiggiani, che ne ripercorre l’intero percorso artistico attraverso diversi strumenti espressivi: “Antonio Ligabue e il suo mondo” conta 90 opere declinate in dipinti, disegni, incisioni e sculture.

Vi invito a visitare questa mostra meravigliosa partendo però da una riflessione sulla vita dell’artista e sulla sua continua ricerca di accettazione e riconoscimento, che vi permetterà di osservare i suoi numerosi autoritratti con un occhio diverso.

Il racconto per bambini della scrittrice finlandese Tove Jansson dal titolo “Il cappello del Gran Bau” narra del troll Mumin che si nasconde nel grande cappello del mago, inconsapevole che tutto ciò che vi entra cambia aspetto per sempre. Una volta uscito, gli amici fuggono spaventati e la piccola creatura si ritrova intrappolata nella solitudine delle sue nuove mostruose sembianze, cercando di spiegare, senza successo, la sua vera identità. Solo lo sguardo materno, colmo d’amore e d’affetto, sarà in grado di riconoscerlo. Antonio Ligabue non ha mai ricevuto quello sguardo capace di discernere l’umanità e l’amabilità delle persone al di là dell’aspetto, non ha mai goduto di quel riconoscimento diffuso di artista di valore assoluto che gli compete: egli suscitava interesse più per i comportamenti bizzarri che per le qualità artistiche.

Messo alla luce a Zurigo nel 1899 da un’emigrata italiana e affidato ad una famiglia locale, dopo vari ricoveri psichiatrici e difficoltà venne espulso dalla Svizzera e trasferito a Gualtieri, nella Bassa reggiana: irrequieto, sradicato e catapultato in un luogo di cui non conosceva nemmeno la lingua, si ritrovò sulle rive del Po, in mezzo all’argilla che diventò presto un’alleata artistica. Nel 1928 iniziò a dipingere la sua identità perduta giustapponendo i paesaggi padani ai ricordi di castelli e bandiere al vento della terra natia; rappresentò anche delle scene di lotta tra animali esotici e feroci, spesso con un terzo incomodo in agguato, simbolo della sua battaglia per la sopravvivenza. Dal 1940 cominciò a ritrarsi evidenziando i difetti e le lesioni autoinflitte per affermare la propria identità derisa e umiliata, alla ricerca disperata di rispetto e accettazione.

Dalle sue pupille traspare terrore, sembrano mendicare pietà: gli occhi, del resto, sono lo specchio dell’anima e Ligabue si sentì sempre rifiutato e abbandonato dalla società. “Morto nel 1965, a lungo le sue ali di pittore sono state tarpate con la definizione di naïf e i suoi quadri considerati come figli della follia, ma era matto solo per le persone intorno a lui. – ha sottolineato il curatore Sandro Parmiggiani durante l’inaugurazione – Ligabue torna finalmente ad essere un essere umano e in questa mostra artista e persona sono sovrapposte e unite, restituendoci il volto di un grande artista e di una straordinaria persona, ricongiungendo finalmente le due facce”.

L’epitaffio sulla tomba a Gualtieri recita: «Il rimpianto del suo spirito, che tanto seppe creare attraverso la solitudine e il dolore, è rimasto in quelli che compresero come sino all’ultimo giorno della sua vita egli desiderasse soltanto libertà e amore». Ligabue rivendicò la propria umanità attraverso la ripetitività delle pose come se si sentisse imprigionato in quel corpo sgraziato e respinto dal quale non poté mai fuggire: i suoi occhi continuano a cercare un volto affabile che gli dica finalmente «sì, ti riconosco».

La vista dal Forte

Orari di apertura fino al 9 gennaio 2022: martedì-venerdì 10-18; sabato, domenica e festivi 10-19. Giorni di chiusura: tutti i lunedì, 24 e 25 dicembre.
Info: www.fortedibard.it
Vi aspetto per scoprire il Forte di Bard!


Ciao a tutti, mi chiamo Caterina e sono giornalista, accompagnatrice turistica e guida museale. Nel tempo libero mi dedico alle altre mie passioni: l’arte, i viaggi e la promozione della mia amata regione, la Valle d’Aosta, un piccolo scrigno tutto da scoprire! Seguite i miei consigli per conoscere le curiosità e le meraviglie custodite tra le montagne più alte d’Europa. Siete pronti a partire?
Non esitate a contattarmi: libellulatour@gmail.com

Un commento

  1. […] Valle d’Aosta: uno scrigno da scoprire – Il Forte di Bard (AO) — Posti e Pasti “GUFO CON PREDA” Scultura 1957-58 BRONZO in *ANTONIO LIGABUE E IL SUO MONDO* MOSTRA in PROROGA sino 30 GENNAIO al MUSEO DELLE ALPI FORTE DI BARD, AOSTA LA GRANDE ARTE NAIF MONDIALE di “LIGABUE”1899+1965 in corso dal 29 OTTOBRE 2021 nella MOSTRA PROROGATA SINO 30 GENNAIO 2022 *ANTONIO LIGABUE E IL SUO MONDO* foto: LEOPARDO ASSALITO DAL SERPENTE 1955-58 olio su faesite cm 69.5 x 98 OPERE nella MOSTRA: *ANTONIO LIGABUE E IL SUO MONDO* “MUSEO DELLE ALPI” FORTE DI BARD,AOSTA *ANTONIO LIGABUE* 1899+1965 – AUTORITRATTO 1959-1600 olio su faesite cm 97 x 77 Archivio FRANCO MARIA RICCI […]

Rispondi